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Badate, fratelli, ve ne prego,
a tutti quei momenti nei quali il vostro spirito vuol parlare
in simboli: lì è l’origine della vostra virtù.
(Friedrich Nietzsche, “Così parlò Zarathustra”).
Carissimi Fratelli,
Le anime hanno perso le ali.
Ho voluto dare all’allocuzione odierna questo titolo ispirandomi
alla metafora del “perdere le ali” di origine platonica (cfr.
Fedro 246). Questa metafora è stata successivamente utilizzata
nella letteratura patristica per indicare la sopraggiunta assenza
dello slancio e del moto dell’anima verso
l’alto, il superiore, il divino, e, al contrario, l’indirizzarsi
verso l’inferiore, il materiale, in una parola, il corporeo (Gregorio
di Nissa, Commento alle Beatitudini).
L’attuale società, le cui caratteristiche di secolarizzazione,
perdita di rapporto con il sacro, visione nichilistica e relativistica
del futuro, sono state sufficientemente discusse, sembra rappresentare
perfettamente il prototipo di una società dove gli uomini hanno
consapevolmente deciso di “perdere le ali”.
Alla luce di tali premesse, è chiaro che la Liberamuratoria
corra un grave pericolo ed è per questo che oggi vorrei con voi
affrontare un problema che ritengo vitale per il nostro futuro:
l’allontanamento dall’esoterismo.
La Liberamuratoria infatti è
una Società iniziatica in cui la componente esoterica è fondamentale,
in ciò distinguendosi da tutte le altre semplici società di fratellanza
tendenti alla reciproca solidarietà.
Chi pensa che la Liberamuratoria
possa accreditarsi come partito d’opinione assumendo posizione
su questioni politiche, economiche e via dicendo, commette un
grave errore. Ciò infatti costituirebbe il principio della fine
della Liberamuratoria che sarebbe così privata del suo connotato
principe, quello esoterico.
In un contesto storico dove l’assenza di valori etico-morali
è evidente, la proposizione, tramite il veicolo esoterico, di
una morale laica liberomuratoria, di un’etica che ha il suo fondamento
nel trascendente, può
divenire un punto di riferimento ideale non trascurabile.
Attraverso l’esoterismo è possibile realizzare una dilatazione
ed un risveglio della coscienza dell’uomo che sarà così in grado
di captare la presenza del sacro nel quotidiano e di forgiare
la propria esistenza all’altezza di questa scoperta.
Fulcro dell’esoterismo è l’iniziazione. Essa è imperniata
su un complesso di pratiche
ed insegnamenti mitico-rituali con lo scopo di proiettare
l’adepto ad un livello superiore di vita, attraverso un itinerario
interiore. All’iniziazione sono strettamente connessi i misteri
che possono essere considerati dei riti iniziatici, i quali richiedono
un insieme di atti simbolici.
Da questo punto di vista vorrei
oggi sottolineare come sia assolutamente necessario ed imprescindibile,
se vogliamo che la Liberamuratoria continui a vivere, un serio
e consapevole, nonché rapido, ritorno all’esoterismo all’interno
dei templi massonici.
Qualche settimana fa, durante
una visita ad una Loggia, un Fratello mi chiese, riferendosi alla
mia prima allocuzione da Gran Maestro, allocuzione nella quale
esposi il mio programma per questo mandato, quando avrei affrontato
l’ultimo dei quattro punti che mi proponevo insieme a voi di sviluppare,
quello esoterico. Tale programma infatti tracciava un percorso
che, partendo dal semplice approccio sociologico, definiva la
Liberamuratoria un’associazione, per poi passare alla fase storica,
nella quale si facevano i fondamentali distinguo tra Liberamuratoria
anglosassone e continentale ed arrivare alla filosofia del pensiero
liberomuratorio, che, a parer mio, assume connotati inequivocabilmente
derivati dal neoplatonismo. L’ultima e più delicata delle quattro
fasi sarebbe stata quella riguardante l’aspetto esoterico della
Liberamuratoria.
Come rispondere alla domanda
del Fratello?
Innanzitutto bisogna domandarsi
se l’esoterismo sia una dottrina, una disciplina o una teoria.
La risposta, lo sapete, è chiaramente negativa.
Nessun esoterista potrebbe mai accettare di rispondere
alla domanda “che cosa è l’esoterismo” in quanto non si può “parlare”
di esoterismo o tentare di
“spiegarlo” senza banalmente ridurlo a qualcosa d’altro.
L’esoterismo è un’ispirazione
dell’anima che richiede, nel momento in cui si pratica, tensione
mentale e presenza spirituale.
Diversamente, tutto ciò che faremo all’interno di un rituale
massonico non avrà alcun senso e non avrà nulla a che vedere con
l’esoterismo. Se un rituale conosciuto e recitato alla perfezione
è il non plus ultra per una cerimonia esoterica, un rituale
balbettato rende farraginoso ed incomprensibile il rito. Spesso
infatti la ripetizione mnemonica dei rituali, la fissità delle
espressioni dei fratelli, impegnati nel tentativo estremo di ricordare
tutte le parole, la totale mancanza d’interpretazione e di sensibilità,
che impedisce l’entrata in empatia col Fratello a cui ci si rivolge,
fanno dello stesso rituale uno sterile rosario, una sorta di mantra
senza alcun significato.
In tal caso, potremmo al massimo definirci esoterologi, cioè
coloro che si interessano
di esoterismo, che lo studiano, ma mai esoteristi, cioè coloro
che lo praticano.
Alla base dell’esoterismo c’è un’intuizione sottile che è
una forma di conoscenza profonda, non spiegabile né comunicabile
perché propria di quel singolo animo, ma che può essere condivisa
dai simili.
Il vero esoterista “conosce” e non studia, e rispetta la
disciplina dell’arcano non rivelandolo, per paura di degradare
ciò che si è rivelato.[1]
Studiosi del pensiero liberomuratorio
non massoni possono quindi scrivere sull’argomento, ma ad un secondo
livello di conoscenza, il primo, infatti, è riservato necessariamente
agli iniziati.
In futuro potremmo occuparci
di due aspetti fondamentali dell’esoterismo: la gnosi,
la conoscenza rigeneratrice, e l’ermetismo, il linguaggio
inaccessibile. La gnosi, che sembra una teoria, è invece una pratica
che consiste in una ricerca continua e in scoperte intermittenti;
l’ermetismo, che sembra una pratica, è invece una speculazione
sulla lettura dei segni e la scrittura dei simboli. L’iniziato
è, per definizione,
colui che possiede la conoscenza, appunto la gnosi.
Questo ci porta a rivolgerci un’ulteriore quesito.
E’ sufficiente per divenire Liberomuratore essere considerato
“uomo libero e di buoni costumi”? Si può aderire alla Libera Muratoria
perché si “crede” in essa?
Sono convinto che ciò non sia abbastanza. E’ infatti necessario
che quest’uomo abbia in sé un’intuizione, un’aspirazione alla
conoscenza, una particolare attitudine spirituale, una forte volontà
dell’intelletto, una sensibilità e predisposizione dell’animo,
l’amore per il sapere.
Ed è proprio l’amore per il sapere che dovrebbe indurci sempre
ad indagare il significato di ciò che troppo spesso ci limitiamo
a ripetere senza comprendere.
Scopriremmo, ad esempio, che la più nota ed utilizzata delle
definizioni di Libera Muratoria come
“Sistema di morale velato
da allegorie e illustrato da simboli” può contenere una contraddizione
linguistica.
Se sulla prima parte della definizione “velato da allegorie”
non vi è nulla da eccepire, in quanto da definizione l’allegoria
“consente di significare un concetto ideale o morale o religioso
adombrandolo e come velandolo con un’immagine che esprime una
realtà diversa ed autonoma” ( Dizionario UTET ), per quanto
riguarda la seconda parte “illustrato da simboli”, credo ci si
trovi davanti ad un ossimoro cioè a due termini che si contraddicono.
Qualcuno potrebbe pensare che questa analisi sia capziosa
ed ai limiti del sofismo. Sono convinto, al contrario, che conoscere
il significato esatto di termini fondamentali, come simbolo
ed allegoria, sia estremamente utile.
Il Simbolo viene definito dal “Devoto-Oli” come il “segno
efficace, condensato, solenne, corrispondente a contenuti o valori
particolari o universali:la bandiera simbolo della patria, il
focolare simbolo della famiglia…”. Il dizionario UTET ci dice
che il simbolo è “quanto (realtà sensibile, immagine, oggetto,
persona, animale, ecc) evoca o rappresenta
… un concetto astratto, una condizione, una situazione, una realtà
di carattere generale e spesso attinente alla sfera del sacro
…raffigurazione grafica che evoca una realtà o un concetto astratto…immagine
o insieme d’immagini, per lo più oscure ed enigmatiche, che rende
incomprensibile un sapere esoterico ai non iniziati oppure permette
di trasmettere una conoscenza o di rendere partecipi di una esperienza
non altrimenti comunicabile”.
Pertanto, sarebbe più corretto affermare che la Liberamuratoria
è un sistema di morale velato da allegorie e comunicato,
trasmesso o meglio evocato
da simboli, ma non illustrato in quanto il simbolo per sua natura è portato
a celare
un’essenza non rappresentabile, ma evocabile solo tra iniziati.
Bene, a questo punto non può non sorgere una domanda: dove,
all’interno del nostro rituale (emulation), siamo in presenza
di allegorie e dove, al contrario, di simboli?
I simboli, alla luce di quanto premesso, non possono che
essere innanzitutto gli attrezzi da lavoro, dell’apprendista ammesso,
del compagno di mestiere e del maestro muratore. Essi simboleggiano,
a seconda dei casi, le
24 ore del giorno, la coscienza, l’istruzione, la morale, l’uguaglianza,
la giustizia e la rettitudine, etc. Altri simboli sono il pavimento
a scacchi, il quadro
di loggia (una sintesi simbolica del grado in cui si lavora),
la lettera G, la stella fiammeggiante (rappresentante la quintessenza,
il microcosmo, l’uomo).
La vicenda di Hiram Abif, che narra della morte dell’architetto
costruttore del Tempio, rientra a pieno diritto nelle allegorie,
essendo appunto una figura retorica in cui il concetto di morte
e rinascita rigeneratrice viene espresso mediante una raffigurazione
sensibile o fantastica, per lo più antropomorfica.
Come si è visto l’allegoria si distingue dal simbolo perché
la relazione che si stabilisce tra il simbolo e la cosa simbolizzata
è tale per cui il simbolo sostituisce in tutto e per tutto e fa
compiutamente le veci della cosa simbolizzata, mentre la rappresentazione
allegorica è una trasfigurazione, o meglio un rimando dal sensibile
all’intelligibile. Da
qui si evince il valore gnoseologico conoscitivo fondamentale
dell’allegoria e l’importanza del suo utilizzo in una società
esoterico-iniziatica. Infatti, se è vero che la nostra conoscenza
procede dal sensibile all’intelligibile, l’allegoria ha la precisa
funzione di avvicinare a noi quanto è per sua natura difficilmente
afferrabile dalla mente, consentendoci di esprimerlo nonostante
le deformazioni del
suo travestimento sensibile.
Il simbolo si distingue dal segno per essere, oltre che un’
indicazione, anche una rappresentazione della cosa significata;
ad esempio, la bandiera su una nave può semplicemente indicare
la nazionalità della medesima, oppure essere il simbolo della
nazione. Alla base di un simbolo vi è un nesso che può essere
di vari tipi, ontologico o puramente convenzionale, ma ciò che
interessa è che tale nesso comporta una totale vicarietà, per
cui il simbolo sta al posto di ciò che è simbolizzato ed adempie
alle sue funzioni.
Prima d’intraprendere il nostro viaggio nel mondo dell’ermetismo
e della gnosi, sarà quindi necessario familiarizzare con questi
concetti fondamentali. Senza un’adeguata conoscenza del simbolismo
e della sua interpretazione esoterica e senza una buona conoscenza
delle religioni in generale, ogni rituale diviene soltanto esercizio
mnemonico.
Il Simbolismo è per la Liberamuratoria
(sistema iniziatico-esoterico) un’esigenza primaria ed irrinunciabile.
Tramite esso si ha la possibilità di penetrare, per via dell’intuizione,
nel velo del mistero più recondito, ed al contempo si ottiene
di adeguare il messaggio al grado di conoscenza del destinatario.
La natura peculiare della comunicazione simbolica è infatti quella
di essere passibile di diversi gradi di interpretazione, a seconda
del livello di colui che interroga il testo. Una data espressione
rimarrà muta davanti al neofita, o gli comunicherà un messaggio
assai semplice e immediato. Ma per “colui che sa”, che possiede
cioè la giusta chiave di lettura interpretativa, e la corretta
sensibilità, un solo accenno simbolico spalancherà tutto un mondo
di analogie e implicazioni. Alla pietra grezza il simbolo mistico
dona un piccolo barlume di verità, alla pietra levigata schiude
il senso profondo della ricerca interiore.
Nell’attuale contesto storico, che la dottrina indù definisce
del Kali Yuga o “età oscura”, la quarta ed ultima età di un ciclo
progressivo di oscuramento della spiritualità; in una società
che Guenon definì il “Regno della Quantità”, per la tendenza a
ricondurre ogni fenomeno, in ogni ambito del sapere umano, al
punto di vista quantitativo, oltre che periodo di massima decadenza
della civiltà, è quindi necessario ed auspicabile il proseguimento
del cammino esoterico del “Liberomuratore”, ultimo baluardo contro
l’uomo massa.
Questo a mio parere è l’unico
modo per riuscire, direbbe Julius Evola, a “cavalcare la tigre”,
volendo con ciò spronare l’uomo a resistere, ancorato alla forza
della tradizione e nella consapevolezza della propria individualità,
in un mondo massificato, privo di riferimenti e spesso ostile.
Nel vuoto dei valori tradizionali, l’unico rappresentante
della Tradizione rimane la figura prometeica del Liberomuratore,
un uomo che tenta di difendere il suo spazio ed il suo tempo,
un uomo padrone della propria esistenza. Secondo il filosofo José
Ortega y Gasset, nel suo “La ribellione delle masse”, ogni civiltà
si trova in una condizione di fondamentale insicurezza e necessita
di costante impegno per non decadere nella barbarie; tali sforzi
possono essere sostenuti necessariamente da uomini disposti a
vivere secondo doveri e imperativi.
Questi uomini hanno rappresentato l’aristocrazia di
ciascuna società ed a tale ruolo è oggi chiamato il “Liberomuratore”.
Il Gran Maestro
Ill.mo e Ven.mo Fr. Fabio Venzi
Pierre. A. Riffard, L’Esotérisme, pag.54, Edition
Robert Laffont, S.A., Paris, 1990.
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