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"Se l'universo non è impegnato in un'avventura
metafisica tutto è banale"
Nicolàs Gòmez Dàvila
Abbiamo più volte detto che nel rituale dell'Arco Reale
è possibile rilevare non poche componenti che molto hanno
a che vedere con il mondo della Mistica.
Quello della Mistica è sicuramente un campo delicato e
ogni valutazione in merito va fatta con molta attenzione. Possiamo
cominciare ad avvicinarci a questa realtà così distante
dall'uomo moderno iniziando da alcune semplici constatazioni.
In seguito svilupperemo il nostro pensiero entrando più
in profondità.
Mistico deriva dal latino "mysticus" che a suo volta
deriva dal greco "Mystikòs", e fa riferimento
alle cerimonie delle religioni misteriche nelle quali l'iniziato
faceva l'esperienza del processo di morte e resurrezione del dio
al quale il culto si riferiva. Si parla ovviamente di una sfera
del reale diversa da quella accessibile alla conoscenza ordinaria,
misurabile e scientifica, e per questo considerata inesistente
da chi, con approccio positivistico, nega tutto ciò che
non sottostà alla pura ragione. Nella mistica si esprime
la fede nella possibilità di un avvicinamento al divino
basato sull'intuizione o sulla rivelazione, in contrapposizione
ai sensi e alla ragione, partendo dall'assunto che esiste una
realtà "altra" dietro il mondo delle apparenze,
che sarà possibile comprendere soltanto con un processo
intuitivo.
Quando parliamo di Mistica ci troviamo immediatamente davanti
ad una scelta in quanto spesso vengono contrapposte una "via
occidentale" alla mistica ed una "orientale". Nella
prima abbiamo una relazione con il trascendente che viene ottenuta
tramite l'estasi, ossia l'uscita da se stessi, nell'altra, l'orientale,
l'unione con il divino avviene tramite un rientro in se stessi,
l'entasi: un'unione, in ambedue i casi, esclusiva, dove nulla
deve frapporsi tra noi e Dio e dove nessuna mediazione deve essere
presente.
Un'altra differenziazione importante è quella che divide
la mistica in profana e religiosa, la prima porta all'esperienza
trascendentale, all'esperienza del "mistero", al di
fuori dell'ambito religioso, l'altra, al contrario, si avvicina
all'esperienza con il "mistero" all'interno dei dettami
della fede e soprattutto di una istituzione religiosa.
Detto ciò ci viene subito spontanea una domanda: se la
Liberamuratoria è simbolica, nel senso etimologico del
termine, perché il simbolo è ciò che riunisce,
come è possibile trovare in essa una componente mistica,
in questo caso nell'Arco Reale, visto che come detto la Mistica
non prevede mediazione alcuna? Qual è il rapporto tra il
cammino interiore della Mistica e le forme ovviamente esteriori
della ritualità?
Cominciamo innanzitutto con il dire che la Liberamuratoria dell'Arco
Reale non è un esperienza mistica tout court, ma certamente
un connotato mistico è presente nel percorso che essa ci
propone tramite il rituale, una progressione mai portata a compimento,
dove per il compagno anche uno smarrimento nel corso del proprio
cammino di conoscenza contribuirà al suo progresso. L'unica
condizione necessaria è quella di abbandonare l'approccio
secolare al mondo e incamminarsi verso la pura interiorità.
Nel rituale dell'Arco Reale infatti, si può riscontrare
un'evoluzione della forma rituale dei tre gradi, una sua trasformazione
in direzione di una superiore dimensione trascendente, improntata
alla ricerca dell'unità interiore.
Inoltre, in un percorso mistico ciò che dovremmo sviluppare
è la nostra apertura all'esperienza, prendere cioè
coscienza di ciò che sentiamo emozionalmente e fisicamente
trovandoci al cospetto della realtà esterna. E' la capacità
di percepire ciò che accade veramente dentro di noi e,
a mano a mano che progrediremo in tale percorso vedremo crescere
in noi la capacità di aprirci all'esperienza: un percorso
trascendente quindi che se affrontato con la reale consapevolezza
del suo significato profondo, può aiutarci a una vera conoscenza
della nostra anima.
Alla luce di quanto detto riguardo la componente mistica nella
ritualità dell'Arco Reale, e il suo innegabile connotato
esoterico e Teista, ribadiamo qualora ce ne fosse ancora bisogno,
la evidente scelleratezza di tutte le tesi che vedono il pensiero
liberomuratorio come figlio della cultura e filosofia illuminista;
è infatti inevitabilmente l'ateismo il termine conclusivo
a cui deve pervenire coerentemente il razionalismo illuminista,
nemico giurato dell'approccio esoterico, un razionalismo che ignora
i limiti della ragione stessa e finisce infine con il negare la
Trascendenza.
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