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Queste tecniche sono oscure e
difficili,astruse e imprevedibili.
Come potrebbe comprenderle chi sia sprovvisto di una virtù
occulta?
Suen Sseu-mo
Formule essenziali degli alchimisti classici (650circa)
Tempo fa ho avuto modo di leggere uno scritto della Prof.ssa Anna
Maria Isastia, docente di storia contemporanea presso l'Università
"La Sapienza" di Roma nonché studiosa della Liberomuratoria.
Nel suo saggio la Massoneria veniva definita come una "Associazione
dalle mille sfaccettature e dai contorni indefiniti".
La Prof.ssa Isastia proseguiva sostenendo che "Gli studi
esoterici, sui quali si sono affannati tanti studiosi, rappresentano
spesso il punto di vista del solo estensore del saggio e comunque
questo tipo di studi attrae un numero minimo di fratelli",
arrivavando poi alla conclusione che " La maggior parte
dei massoni ha una cultura esoterica molto modesta e forse un
10% di loro vi si dedica in maniera seria e regolare"
(1).
Queste considerazioni mi hanno indotto a riflettere.
Non vi è dubbio che se la percentuale del 10% cui fa riferimento
la Prof.ssa Isastia fosse vera, si dovrebbe amaramente concludere
che soltanto poche centinaia di aderenti alla Liberomuratoria
sarebbero da considerare autentici Liberimuratori.
Probabilmente la realtà è migliore di quanto viene
rappresentato dalla Isastia, soprattutto, lasciate che lo dica
con forza, da sociologo e da Gran Maestro, all'interno della Gran
Loggia Regolare d'Italia.
Ma per quanto migliore, tale realtà è pur sempre
lontana dall'ideale che ci ispira e verso il quale dobbiamo tendere
costantemente, con forza e volontà.
Questo scarto tra la realtà della Liberomuratoria e la
sua rappresentazione ideale indubbiamente sussiste e ritengo che
la causa principale vada ricercata nel disinteresse e nel progressivo
abbandono della dimensione conoscitiva individuale.
Se soltanto una percentuale minima di aderenti alla Liberamuratoria
fosse realmente interessata alla sua storia ed alla conoscenza
delle sue allegorie e simbologie, come afferma la Isastia, saremmo
di fronte ad una "Massoneria profanizzata" da intendersi
nel duplice significato di Massoneria colonizzata da profani e
per questo violata e volgarizzata.
Sarebbe, in tal caso, venuta meno l'essenza stessa della Liberomuratoria
che non potrebbe più essere definita come "società
iniziatica" in quanto aliena dalla propria naturale dimensione
esoterica.
In proposito vorrei far notare come si sia sempre provato a definire
la Liberamuratoria al negativo e cioè in rapporto a ciò
che essa non è; si è detto che non è una
religione, che non è un club privato, che non è
un partito politico, che non è una setta, etc. Tuttavia
dovremmo provare a definirla al positivo, in base a ciò
che essa è e rappresenta, usando la forza della parola
per chiarire un pensiero forse sottinteso, ma spesso implicitamente
negato: la Massoneria è una società iniziatica.
Il 6 aprile 2002, giorno della mia installazione, esposi le linee
guida di un programma che si componeva di varie fasi, un percorso
dall'elementare al complesso che, partendo da una definizione
semplice di Massoneria, vista sociologicamente come fenomeno associativo,
ne avrebbe successivamente studiato le origini storiche, per arrivare
ad esaminarne le componenti filosofiche e concludersi con l'approfondimento
della sua natura esoterica.
Da quel giorno, nello sviluppo di quel programma, non ho pensato
di rivolgermi soltanto al 10% dell'Obbedienza, ma ai Fratelli
della Gran Loggia Regolare d'Italia nella loro totalità
ed a ciascuno di essi in particolare, nel tentativo di proporre
un progetto formativo volto a creare un'omogeneità di idee,
di linguaggio e di pensiero.
Per la realizzazione di questo ambizioso programma è innanzitutto
necessario adottare testi comuni.
Poter avere le proprie idee, portare avanti le proprie letture
ed esprimere liberamente i propri giudizi è certamente
importante, ma se non operiamo delle scelte all'interno di un
materiale eterogeneo e spesso fuorviante, come quello delle pubblicazioni
liberomuratorie, rischieremo di perderci in un mare magnum
di supposizioni e teorie spesso infondate e dannose per la stessa
Liberomuratoria.
Un esempio degli effetti negativi di studi approssimativi condotti
su testi sbagliati, potrebbe essere l'accusa di relativismo di
cui la Chiesa Cattolica ha ingiustamente tacciato il pensiero
liberomuratorio.
E' bene sapere che tale accusa venne formulata per la prima volta
nel 1974, quando, in occasione di una Conferenza tra i Vescovi
tedeschi e rappresentanti della Gran Loggia Unita di Germania,
questi ultimi pensarono di fornire, come testo rappresentativo
del pensiero liberomuratorio, un libro di Lennhoff, il "Dizionario
del Liberomuratore", nel quale lo stesso autore asseriva
più volte che il pensiero liberomuratorio era, appunto
, relativista, una opinione personale, errata e soprattutto
in contrasto con i più elementari principi della LIberamuratoria
tradizionale.
Si comprende bene come la successiva presa di posizione da parte
della Chiesa Cattolica fosse un atto dovuto.
Da qui l'attenzione che dovrebbe porsi nella scelta dei testi
oggetto di studio.
Discutendo sui principi e sulle peculiarità del pensiero
liberomuratorio, sia con Fratelli della GLRI che di altre Obbedienze
estere da noi riconosciute, mi sono reso conto che spesso ci si
ritrovava a citare testi fondamentali che tuttavia non rientravano
in quelli definiti abitualmente "massonici", ma che
per la loro pregnanza, potevano essere certamente di grande aiuto
per uno studio serio ed interdisciplinare della Liberamuratoria.
Alla luce di tali considerazioni, appare evidente la necessità,
per tutti coloro che si occupano di studi massonici, di formulare
un "Canone" che comprenda non solo i testi riguardanti
in maniera diretta la Massoneria, ma tutti quei testi che, nei
vari campi del sapere, possano aiutare, anche gli esterni ed i
neofiti di buona volontà, a conoscere la Liberomuratoria
nella sua dimensione storica, filosofica ed esoterica.
Questa, dal canto suo, dovrà rendersi intelligibile attraverso
la riscoperta ed il recupero della propria autentica identità
di società iniziatica e la consapevolezza della propria
natura esoterica.
In questa sede si può cominciare con il suggerire alcuni
testi idonei ad essere inseriti in questo "canone massonico"
da considerasi "aperto" al contributo di ogni studioso
e che potrà consentire, a chi vorrà seguirlo, di
conquistare una prospettiva più alta da condividere e su
cui confrontarsi.
1. "L'Esoterismo. Che cos'è l'Esoterismo"
di Pierre A.Riffard.
Entrare nel mondo della Liberamuratoria vuol dire necessariamente
imbattersi in termini e concetti che non sono usuali nella vita
quotidiana. Una società iniziatica infatti comunica per
simboli ed allegorie e tutto ciò rientra nel più
vasto fenomeno definibile come "esoterico". Concetti
come "esoterico", "ermetico", "gnostico",
fanno parte del comune lessico utilizzato dagli iniziati, ma spesso
il loro significato sfugge o crea confusioni e cattive interpretazioni.
"L'Esoterismo" di Pierre A.Riffard è un testo
che si presenta come un documentato excursus nel mondo della tradizione
esoterica, da Aristotele a Guénon, attraverso il Rinascimento
di Cornelius Agrippa e Paracelso. Ma esso consente soprattutto
di fare chiarezza, sia terminologica che concettuale, su alcuni
termini molto usati, ad esempio differenziando e contrapponendo
i termini "esoterico" ed "essoterico". Per
Riffard: "La logica essoterica si fonda sulla contrapposizione
tra oggetto e soggetto mentre quella esoterica si fonda sull'omologia
fra l'uomo e il mondo. La logica essoterica ritiene l'uomo estraneo
al mondo e il sapere, una costruzione intellettuale, cerebrale,
acquisita nel corso della storia con estremo sforzo; la logica
esoterica ritiene che il simile conosce il simile, e il contrario
conosce il contrario perché tutto è in tutto e il
microcosmo riassume il macrocosmo". Ne consegue che per
la logica essoterica il linguaggio simbolico si fonda sul dato
matematico mentre il linguaggio esoterico considera il linguaggio
simbolico in senso primario, come un linguaggio naturale che istituisce
relazioni non convenzionali tra il significato ed il significante
(2). Interessante è anche la conclusione a cui perviene
Riffard quando afferma che mentre si può essere professori
di letteratura senza essere scrittori o critici d'arte senza essere
artisti, non si può essere esoterologi, cioè studiosi
di esoterismo, senza essere esoteristi cioè iniziati e
praticanti l'esoterismo, proprio perché per comprendere
non vi è bisogno della fredda scienza dello studioso, ma
di conoscenza empatica.
Inevitabilmente Riffard identifica il principale nemico dell'esoterismo
nel "razionalismo". Egli infatti afferma che: "Il
razionalismo rifiuta il misticismo, la rivelazione, la tradizione;
secondo le sue ipotesi sbagliare o ingannarsi significa pensare
al niente, dunque non pensare niente. Il razionalismo quindi ben
si adatta a diventare il dogma degli avversari dell'esoterismo
il
razionalista è mal disposto verso l'esoterismo e lo nega
a priori . Non lo pensa nemmeno perché sottrae alla nozione
di esoterismo il pensiero come l'ateo nega l'esistenza stessa
della nozione di Dio, come il politico politicante nega il fondamento
della nozione di anarchia
Ma gli esoteristi non hanno mai
negato la ragione, l'hanno semplicemente situata, cioè
classificata come il metodo adatto a un campo
L'esoterista
nega il pregiudizio razionalistico ma non disprezza né
ha mai disprezzato la ragione: ne cerca il fondamento e ne ha
trovato il prolungamento, lo spirito." (3)
Altri termini e concetti fondamentali analizzati da Riffard sono
quello di Gnosi e di Ermetismo. L'esoterismo tende alla gnosi
e questa presuppone l'ermetismo. Il testo successivo aiuterà
ad una migliore comprensione di questi concetti.
2. "Il Corpus Hermeticum".
L'Ermetismo non possiede un suo sistema dottrinale unitario e
coerente. Uno dei suoi aspetti fondamentali consiste nel percorso
iniziatico che l'individuo deve intraprendere, tramite la conoscenza
o gnosi, per liberare dai vincoli terreni la parte divina che
è in lui.
La gnosi, dunque, è vista come unico strumento possibile
per l'elevazione e purificazione interiore.
L'Ermetismo prevede l'esistenza di alcuni testi rivelati, interpretati
e trasmessi da un "maestro" a discepoli preliminarmente
preparati. E' indispensabile, quindi, per comprendere l'Ermetismo,
conoscere quali siano questi testi.
Quando si parla di Ermetismo ci si riferisce necessariamente alla
cosiddetta "letteratura ermetica", o meglio al complesso
dei trattati che compongono il Corpus Hermeticum.
Il testo, come oggi conosciuto, è un opera di redazione
di uno studioso bizantino, Michele Psello, ed è composto
da un insieme di scritti di natura pseudo-epigrafica, prodotti
tra il II ed il III secolo d.C., ed attribuiti ad Ermete Trismegisto.
Questi era una divinità, frutto del sincretismo greco-egiziano,
nata dall'unione di Thoth, il dio egizio della scrittura, ed Ermete,
il dio greco anch'esso della scrittura e dell'interpretazione.
L'opera venne rinvenuta in Macedonia in forma di manoscritto,
dal monaco Leonardo da Pistoia, tramite il quale giunse alla corte
medicea (oggi è conservata alla Biblioteca Laurenziana
a Firenze). Cosimo de' Medici incaricò immediatamente Marsilio
Ficino di tradurla dal greco al latino e venne pubblicata nel
1471 con il nome di Poimandres. Nel 1614 Isaac Casaubon nel "De
Rebus sacri set ecclesisticis exercitiones XVI" annunciò
che Ermete Trismegisto non era un personaggio storico, ma un'invenzione
letteraria e che gli scritti non erano anteriori al profeta Mosè,
ma molto più recenti, risalendo al II o III secolo dopo
Cristo.
Il Corpus Hermeticum vero e proprio è una raccolta di
17 trattati.
Il più noto è il primo, il Pimandro: il Nous-Dio,
rappresentato da Pimandro, rivela ad Ermete Trismegisto la Sapienza
divina. Tale rivelazione avviene attraverso un viaggio siderale
che lo condurrà ad una rigenerazione e ad una trasformazione
nel Dio stesso.
Tra gli scritti ermetici l'Asclepio o Discorso Perfetto (Logos
teleios) occupa un posto di primo piano. In esso viene descritto
il modo in cui gli egiziani fabbricavano i loro idoli e come poi
animassero magicamente queste statue per infondervi lo spirito.
Tra gli altri trattati che compongono la letteratura ermetica
vanno menzionati i "Frammenti di Stobeo". Nel meraviglioso
Kore Kosmou, che costituisce parte dei Frammenti, Stobeo, autore
pagano, racconta come Iside, grazie alla mediazione di Ermete,
rivela a suo figlio Horus il grande mito della creazione e del
destino delle anime.
Infine vi sono quei testi pervenutici nella traduzione copta,
appartenenti alla biblioteca di Nag Hammadi, il più importante
dei quali e "L'Ogdoade e l'Enneade".
3. "Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica" di
Frances A. Yates.
Tra i testi di approfondimento sull'ermetismo, uno dei più
conosciuti e citati per l'originalità delle sue teorie
è senz'altro il saggio della studiosa del Warbur Institute,
Francis A.Yates. Nel suo "Giordano Bruno e la Tradizione
Ermetica" viene riletta l'opera di Giordano Bruno alla luce
del suo interesse per la filosofia ermetica, ma in particolare
la Yates traccia una dettagliata storia dell'ermetismo rinascimentale
e dell'influsso che esso ebbe nei secoli successivi.
Di grande interesse è il capitolo su Marsilio Ficino e
sul commento di quest'ultimo a quattro dei quattordici trattati
del Corpus Hermeticum. Ficino, nel commento al Pimandro, sottolinea
le varie similitudini tra Ermete e Mosè. Nei commenti agli
altri trattati (Il discorso segreto della Montagna di Ermete a
suo figlio Tat, La mente di Ermete, Ermete Trismegisto e Tat )
si riscontrano interessanti manifestazioni di quella gnosi che
la Yates definisce, a seconda dei casi, dualistica, ottimistica
o pessimistica.
Nel capitolo "Ermete Trismegisto e la magia" l'autrice
sottolinea che le due correnti della letteratura ermetica , quella
dei trattati filosofici sopra citati e quella della letteratura
astrologica, alchimistica e magica, non possono essere considerate
separatamente, ma sono complementari. E' infatti estremamente
interessante l'analisi della Yates sul trattato di magia ermetica,
il "Picatrix", dal quale l'autrice evince che anche
il mago ermetico non può prescindere dalla gnosi e cioè
da una comprensione della Natura e del Tutto.
Per concludere questa breve analisi del saggio della Yates, vorrei
ricordare lo splendido capitolo su Pico della Mirandola e la magia
cabalistica. In esso l'autrice presenta Pico come il propugnatore
e realizzatore dell'unione tra ermetismo e cabalismo, una tradizione
che ebbe successivamente conseguenze di vasta portata.
Come detto precedentemente, alla letteratura filosofico-speculativa
se ne aggiunge una tecnico-pratica ed entrambe si presentano fortemente
connesse.
I testi filosofici sono articolati nella forma del dialogo nel
quale la divinità si rivolge ad un ristretto numero di
discepoli trasmettendo il suo sapere, mentre nei testi di natura
tecnico-pratica si comunicano quei saperi relativi a differenti
rami dell'occultismo ellenistico, come l'astrologia, la magia,
l'alchimia.
4. "L'Elisir e la Pietra" di Michael Baigent e Richard
Leigh.
Se il tragitto compiuto dai trattati ermetico-filosofici è
ben noto, dal mondo bizantino alla Firenze di Cosimo dé
Medici, la storia di come arrivarono in Europa i trattati cosiddetti
tecnico-pratici, o magici è meno conosciuta.
Un interessante testo che propone un dettagliato excursus del
pensiero ermetico, dalle origini sino ai nostri giorni, è
il testo di Michael Baigent e Richard Leigh: "L'Elisir e
la Pietra". In esso si apprende come le dottrine esoteriche
ed ermetiche nate ad Alessandria d'Egitto duemila anni fa, siano
state tramandate sino ai giorni nostri soprattutto tramite la
ricerca di maghi e alchimisti. La storia del pensiero ermetico
ha il suo epicentro ad Harran, città situata nella Turchia
meridionale, dove, dopo la distruzione delle biblioteche di Alessandria,
i pensatori, i filosofi e i maestri che vi dimoravano, si recarono
per predicare il pensiero ermetico, tra la seconda metà
del II e gli inizi del III secolo. Così Harran divenne
il nuovo centro di studi ermetici. Qui i Sabei predicarono l'ermetismo
come loro religione ufficiale, riconosciuta persino dall'autorità
islamica, e soprattutto produssero un nuovo testo ermetico di
connotato magico destinato ad avere successivamente una grande
influenza. Il libro di cui parliamo, chiamato in arabo Ghayat
al-hakim, o Meta il Saggio, è meglio conosciuto
in occidente come Picatrix. Secondo gli autori dunque l'ermetismo
ebbe grande influsso sulla filosofia e sul pensiero islamico.
L'ermetismo infatti, e l'alchimia in particolare, furono abbracciati
con grande fervore dal pensiero sufico. I maestri sufi introdussero
nei loro insegnamenti anche la dottrina ermetica della corrispondenza,
dell'interrelazione fra macrocosmo e microcosmo. Molti testi sufici
sono del tutto analoghi al Corpus ermetico. (4)
Gli autori ritengono che l'Occidente venne a conoscenza di questi
scritti proprio tramite l'Islam che, all'inizio dell'VIII secolo,
durante la conquista della Spagna, vi importò i testi provenienti
da Harran, come la Tavola di Smeraldo e il Picatrix che poi arrivarono
in Europa, dalla Spagna, in traduzione araba. (5)
5. "The Craft" di John Hamill.
Un settore degli studi sulla Liberamuratoria dove ci si trova
più spesso in presenza di teorie improbabili e fuorvianti
è senza dubbio quello che si occupa delle sue origini.
Ne consegue che la scelta dei testi in questo campo va fatto con
estrema attenzione per evitare conseguenze che poi si ripercuoterebbero
sull'intera interpretazione del concetto stesso di Liberamuratoria.
Il merito principale del libro di John Hamill, uno tra i maggiori
esperti della Liberamuratoria anglosassone, è quello della
chiarezza espositiva e della sobrietà nella proposizione
di teorie, mai improbabili o fantasiose, ma sempre supportate
da documenti e fonti oggettive e riscontrabili. Il testo fornisce
un'esaustiva spiegazione del sistema massonico anglosassone ,
incluso l'Arco reale e la Masonic Charity.
Altro testo di facile lettura ed ampiamente documentato è
"Guida e compendio per Liberi Muratori" di Bernard E.
Jones. Esso contiene approfondimenti sul concetto di iniziazione,
sui gradi di compagno e maestro, sui Landmarks, sulla simbologia
all'interno del Tempio, sulle cariche di Loggia, sul simbolismo
degli attrezzi da lavoro.
Ma soprattutto gli Atti della Loggia di Ricerca "Quatuor
Coronati"n. 2076 di Londra, costituiscono materiale prezioso
per gli studiosi in quanto rappresentano una vera miniera di documenti
ed informazioni.
Un grande stimolo agli studi sulla Liberamuratoria è stato
fornito negli ultimi anni dalla realizzazione d'importanti iniziative
delle quali si sentiva la mancanza. Parliamo del Canonbury Masonic
Research Centre che, con i suoi "Canonbury Papers".
In particolare il 1° volume, "The social impact of Freemasonry
on the Modern Western World", offre ampio materiale per lo
studio della Liberamuratoria nel suo aspetto storico-sociale.
Altre importanti realtà sono la Cornestone Society, dove
ho avuto l'onore di essere per due volte relatore, ed il Centre
for Research into Freemasonry dell'Università di Sheffield
che il Prof. Andrew Prescott conduce con grande professionalità
e passione.
Un doveroso e sentito ringraziamento va rivolto a Lord Northampton,
Pro Gran Maestro della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, senza
il cui impegno e disponibilità le suddette iniziative non
si sarebbero potute realizzare, con sommo rammarico del sottoscritto
e di molti altri
6. "Trattato di Storia delle Religioni" e "Il
Sacro e il Profano" di Mircea Eliade.
Vi è un testo a mio parere imprescindibile per chiunque
voglia avvicinarsi alla comprensione del concetto di "sacro"
e "profano": il "Trattato di Storia delle Religioni"
di Mircea Eliade.
Come più volte abbiamo ricordato, benché la Liberamuratoria
non sia una religione, è innegabile il suo rapporto con
il sacro. Il Liberomuratore si autocolloca nel mondo del sacro
in quanto definisce chiunque non sia stato iniziato ai "Misteri
della Liberamuratoria" con l'appellativo di "profano".
Per un Liberomuratore è dunque fondamentale acquisire consapevolezza
del significato dei due termini. Come ricordava giustamente il
sociologo Roger Caillois: "In fondo, del sacro in generale,
la sola cosa che si possa affermare con sicurezza è compresa
nella definizione stessa del termine: ciò che si contrappone
al profano". (6)
Eliade ci propone un prototipo di homo religiosus che si
contraddistingue per la dimensione del sacro che lo ispira e lo
guida nella sua comprensione dell'universo. In questo senso il
Liberomuratore è necessariamente homo religiosus, essendo
preclusa all'ateo l'iniziazione alla Liberamuratoria.
L'incipit del "Trattato" è subito chiaro: "Tutte
le definizioni del fenomeno religioso date fino ad oggi hanno
un tratto in comune: ciascuna contrappone, a suo modo, il sacro
e la vita religiosa al profano e alla vita secolare. Le difficoltà
cominciano quando si vuol delimitare la sfera della nozione di
"sacro" (7)
Per Eliade ciascun documento - rito, mito, cosmogonia o dio -
costituisce una manifestazione del sacro nell'universo mentale
di coloro che lo hanno accolto. (8)
Pertanto un rituale massonico può essere considerato a
tutti gli effetti una ierofania e cioè una manifestazione
del sacro. In alcuni rituali ciò si evidenzia maggiormente.
Si pensi ad esempio al rituale dell'Arco Reale in cui ci troviamo
di fronte a una vera e propria irruzione del Divino quando i Compagni
disvelano il nome di Dio precedentemente coperto. Si pensi inoltre
all'atto della consacrazione che rappresenta il momento culminante
di un rito e che Eliade descrive con acutezza nella sua valenza
sacrale: "Un oggetto diventa sacro nella misura in cui
incorpora (cioè rivela) una cosa diversa da sé
l'oggetto diventa una ierofania soltanto nel momento in cui cessa
di essere un semplice oggetto profano e acquisisce una nuova dimensione:
la sacralità" (9). Tutto ciò non può
non ricordarci la cerimonia di consacrazione di una Loggia, ove
questa creazione di uno spazio "sacro", laddove precedentemente
ve n'era uno profano, è ben evidente. "La nozione
di spazio sacro implica l'idea della ripetizione della ierofania
primordiale che ha consacrato quello spazio, trasfigurandolo,
singolarizzandolo, in breve isolandolo dallo spazio profano circostante
Il
luogo si trasforma così in una fonte inesauribile di forza
e di sacralità, che concede all'uomo, all'unica condizione
di penetrarvi, la partecipazione a quella forza e la comunione
con quella sacralità." (10)
L'altro grande testo di Eliade, al quale abbiamo fatto riferimento,
è "Il Sacro e il Profano", in cui l'autore chiarisce
le peculiarità dei due termini antitetici. "L'uomo
prende coscienza del sacro perché esso si manifesta, si
mostra come qualcosa del tutto diverso dal profano. Per tradurre
l'atto di questa manifestazione del sacro abbiamo proposto il
termine ierofania,
vale a dire che qualcosa di sacro ci
si mostra". (11) Eliade specifica: "Nella manifestazione
del sacro, un oggetto qualsiasi diventa un'altra cosa,
senza cessare di essere sé stesso, in quanto continua
a far parte del proprio ambiente cosmico che lo circonda."
(12) La scelta dell'uomo di interpretare la vita secondo principi
etici lo porta inevitabilmente a dover scegliere tra il sacro
ed il profano che "sono due modi d'essere nel mondo, due
situazioni esistenziali assunte dall'uomo nel corso della storia
"
. (13) La dimensione del sacro è infatti fondante ed
indispensabile in ogni percorso iniziatico che, come tale, presuppone
un perfezionamento, in quanto, come osserva Eliade "nella
distesa omogenea e infinita, senza punti di riferimento né
alcuna possibilità di orientamento, la ierofania rivela
un "punto fisso" assoluto, un "Centro" . (14)
Grande è l'attenzione che Eliade riserva anche ai luoghi
in cui il sacro si manifesta e rileva come per questo motivo siano
state elaborate "delle tecniche di orientamento che sono
delle vere e proprie tecniche di costruzione dello spazio sacro
".
"Non si tratta di uno spazio geometrico, bensì
di uno spazio esistenziale e sacro
quindi di comunicazione
con il trascendente.". Pensiamo all'orientamento e alla
struttura del Tempio massonico che costituisce a tutti gli effetti
una dimora del sacro.
Altro importante testo che approfondisce ulteriori aspetti del
Sacro è "L'Uomo e il Sacro" di Roger Caillois.
L'autore evidenzia come tra il sacro, indagato nelle sue valenze
di legame sociale, ed il religioso, connesso alle pratiche culturali
e ai dogmi delle religioni rivelate, non vi sia completa sovrapposizione,
ma come anzi si sia prodotta una dissociazione tra sacralità
e religiosità.
Caillois, come Eliade, parla di homo religiosus e lo identifica
in "colui per il quale esistono due ambienti complementari:
uno in cui può agire senza angoscia e tremore, ma dove
la sua attività impegna soltanto la sua persona superficiale,
l'altro in cui un sentimento di intima dipendenza trattiene, contiene,
dirige tutti i suoi slanci, e in cui si vede compromesso senza
riserve." (15) Mentre "il profano deve essere
considerato alla costante ricerca di quell'equilibrio, di quel
giusto mezzo che permetta di vivere nel timore e nella saggezza,
senza mai eccedere i limiti del consentito e accontentandosi di
quell'aura di mediocrità in cui si esprime la conciliazione
precaria delle due forze antitetiche
la fuoriuscita da questa
bonaccia, da questo luogo di calma relativa, dove la stabilità
e la sicurezza sono maggiori che altrove, segna l'ingresso nel
mondo del sacro
Il sacro è ciò che dà
la vita e che la affascina, la sorgente da cui essa sgorga, l'estuario
dove va a perdersi." (16) L'homo religiosus è
dunque colui che decide di compromettere la propria vita per evadere
dalla mediocrità di un'esistenza vissuta solo in superficie
e dominata dalla paura.
Per Caillois è necessario proteggere il sacro dagli attacchi
del profano. Quest'ultimo infatti "altera il suo essere,
gli fa perdere le sue qualità specifiche, lo svuota di
colpo della potente e fugace virtù che conteneva. Per questo
ci si prende cura di allontanare da un luogo consacrato tutto
ciò che appartiene al mondo profano." (17)
Allo stesso modo si ricorda al Liberomuratore di "lasciare
i metalli fuori dal Tempio" perché luogo consacrato.
Tornando al "Trattato di storia della religioni" di
Eliade, questi definisce il rito come "ripetizione di
un gesto archetipico, compiuto in illo tempore (ai primordi della
storia) dagli antenati e dagli dèi
Il rito coincide,
per la ripetizione, col suo archetipo, il tempo profano è
abolito. Si può dire che assistiamo allo stesso atto compiuto
in illo tempore
". (18) Pensiamo alla Leggenda
di Hiram, nella cerimonia di elevazione al 3° grado, dove
viene rivissuta, attualizzandola, una scena mitica esemplare.
La parte che Eliade dedica alla presenza e all'importanza dei
simboli nell'esperienza del sacro è tra le più interessanti.
In particolare, vogliamo ricordare un estratto relativo alla simbologia
dell'ascensione, rappresentata dalla "Scala di Giacobbe"
che ci interessa da vicino per la sua presenza nella Tavola di
tracciamento di 1°grado: "Anche Giacobbe sognò
una scala che giungeva al cielo e "gli angeli del Signore
salivano e scendevano su quella scala" (Genesi,28,12). La
pietra sulla quale Giacobbe si era addormentato era un betel e
si trovava al "centro del mondo", poiché in quel
punto avveniva il collegamento fra tutte le religioni cosmiche.
Nella tradizione islamica, Maometto vide una scala che saliva
nel Tempio di Gerusalemme (il "centro" per eccellenza)
fino al Cielo, con gli angeli a destra e a sinistra; sulla scala
le anime dei giusti salivano verso Dio. Così Dante vide,
nel cielo di Saturno, una scala d'oro innalzarsi vertiginosamente
fino all'ultima sfera celeste, sulla quale salivano le anime dei
beati
le ascensioni significano sempre trascendere la condizione
umana e penetrare in livelli cosmici superiori
l'ascensione
distingue dalla grande massa dei profani e dei non iniziati"
. (19)
Ci si rende dunque conto di come la conoscenza e lo studio di
tali testi sia di grande aiuto per un'adeguata comprensione della
simbologia massonica.
Il simbolo secondo Eliade è fondamentale perché,
all'occorrenza, è esso stesso una ierofania in quanto
rivela una realtà sacra o cosmologica che nessun'altra
"manifestazione" è capace di rivelare.
Vogliamo concludere menzionando un altro interessante testo di
Eliade sul simbolismo: "Immagini e Simboli".
In particolare, nel primo saggio, Il simbolismo del "Centro",
l'autore documenta la forza demiurgica e pervasiva dell'immagine
del Centro, inteso come origine, ombelico del mondo, il quale
assoggetta l'informe a un ordine superiore e arcano e comunica
inoltre con gli uomini, concedendo loro il potere di straordinarie
metamorfosi. E' con il "Centro" che nella Liberamuratoria
un Fratello può ritrovare i misteri perduti dell'architetto
Hiram. Infatti, nel Rituale Emulation, durante l'apertura della
Loggia nel Terzo Grado, il 1° Sorvegliante comunica che cercherà
di ritrovare i misteri smarriti per la prematura morte di Hiram
Abif con l'aiuto del "Centro". Il 2° Sorvegliante
specifica che il Centro è il punto all'interno di un cerchio
dal quale ogni punto della circonferenza è equidistante.
Questa è la spiegazione simbolica, che nasconde esotericamente
il vero significato del "Centro". Nella chiusura in
2° Grado, il 1°Sorvegliante, spiegando il luogo dove è
situato il Simbolo sacro ritrovato, lo situa nel "Centro"
della costruzione e lo definisce "Il Grande Geometra dell'Universo".
Il Centro non è altri che Dio che è misura di tutte
le cose e che guida e governa la ricerca del Sapere perduto.
7. "I Riti di Passaggio" di Arnold Van Gennep.
"I Riti di Passaggio" del grande etologo Arnold Van
Gennep costituisce un testo fondamentale per il spiegazione del
concetto di 'iniziazione', fondamento dell'esperienza liberomuratoria.
Van Gennep analizza le strutture iniziatiche delle società
'primitive' mettendo in luce come alcun dinamiche sopravvivano
anche nella società 'moderna'. Egli osserva che "in
qualsiasi società la vita dell'individuo consiste nel passare
successivamente da un'età all'altra", l'iniziazione
si pone come la principale tra le cerimonie, il cui fine è
identico: far passare l'individuo da una situazione determinata
a un'altra anch'essa determinata" (20).
L'autore osserva che i riti di passaggio hanno una struttura schematica
che si ripete.
"Lo schema completo dei riti di passaggio comporta in teoria
dei riti preliminari(separazione), liminari(margine) e postliminari(aggregazione)".
In pratica, nelle società primitive, il giovane maschio
è dapprima separato dalla famiglia in modo più o
meno violento, poi sottoposto a delle prove fisiche, e al termine
reintegrato nella comunità. Il significato simbolico delle
tre fasi è chiaro: l'universo nel quale penetrano gli iniziandi
è quello del mondo 'sacro', e tra le realtà precedente
e quella in cui si entrerà c'è rottura, si accede
ad un'altra esistenza morendo ritualmente all'altra. E' con la
morte iniziatica infatti che si renderà possibile l'inizio
di quel percorso che è destinato a formare un 'uomo nuovo'.
Questo schema si può applicare alla ritualità liberomuratoria:
nel percorso che porta l'iniziando al grado di apprendista, nel
suo successivo 'passaggio' al grado di compagno di mestiere e
nella la sua finale 'elevazione' a maestro muratore, ritorna quella
nozione di "margine" tanto cara a Van Gennep. Egli infatti
ritiene che tra i vari 'passaggi' si può sempre riscontrare
una linea di confine, una sorta di zona neutra, che divide le
due dimensioni attraverso le quali avviene il 'passaggio'. Nei
riti di separazione o preliminari l'individuo viene aiutato a
distaccarsi dalla situazione originaria (ci si libera dalle scorie,
dai 'metalli'); i riti di margine o liminari lo collocano in uno
stato transitorio (vedi rituale compagno); i riti di aggregazione
o postliminari consentono il suo inserimento finale nella nuova
comunità. In questo percorso la situazione di margine viene
intesa come uno stato che elimina l'immediatezza e permette il
lento assorbimento dello stato precedente. Ciò accade durante
il percorso liberomuratorio quando si decide di procede al 'passaggio'
rituale di un Fratello da un grado al successivo e si verifica
che quel periodo di 'assimiliazione' e 'adattamento' sia stato
ultimato in maniera tale da non provocare turbamenti. D'altra
parte, ricorda Van Gennep "tra il mondo sacro e il mondo
profano c'è una incompatibilità tale che il passaggio
dall'uno all'altro non può non avvenire senza uno stadio
intermedio". (21)
Ciò suscita immediatamente in noi il ricordo indelebile
della nostra iniziazione, ed in particolare il momento in cui
appena fuori dal Tempio, il Copritore Esterno ci indica come comportarci
nel momento in cui varcheremo la soglia di entrata del Tempio
stesso. Come detto, Van Gennep identifica questa zona con il nome
di margine, e a seconda dei casi tale zona neutra può restringersi
fino ad essere una semplice pietra, una trave o, nel nostro caso,
una soglia, "La porta cioè costituisce il limite tra
il mondo estraneo e il mondo domestico, nel caso di un'abitazione
ordinaria; tra il mondo profano e il mondo sacro nel caso di un
tempio. Perciò 'varcare la soglia' significa aggregarsi
ad un mondo nuovo...I riti compiuti sulla soglia stessa sono riti
di margine". E' il Copritore Esterno che ferma l'iniziando
sulla "soglia" e lo prepara per l'inizio della cerimonia
di iniziazione privandolo dei "metalli" affinché
possa accedere alla dimensione "sacra" lasciandosi alle
spalle tutto ciò che apparteneva alla dimensione "profana".
Ed è il Copritore Interno, sempre sulla soglia, che prima
di consentire l'entrata nel Tempio lo sottopone ad una verifica
ulteriore dopo la quale finalmente gli sarà permesso di
accedere nello spazio "sacro" del Tempio.
Voglio concludere con una citazione dallo splendido libro di Van
Gennep, in cui l'autore fornisce la sua interpretazione dei 'misteri'
all'interno dei riti di iniziazione: "Intendo con il termine
"misteri" l'insieme delle cerimonie le quali facendo
passare il neofita dal mondo profano al mondo sacro, lo mettono
in comunicazione diretta, continua , definitiva con quest'ultimo."
(22)
8. "Homo Hierarchicus" di Louis Dumont
Capita di sentirsi rivolgere la domanda se non sia anacronistica,
in una società democratica ed egualitaria come quella in
cui viviamo, la presenza di una realtà fortemente gerarchizzata,
come quella Liberomuratoria, che prevede, nella sua complessa
struttura, gradi, cariche, titoli e che al vertice piramidale
pone un Gran Maestro.
L'errore sta nell'interpretare un sistema gerarchico, nel nostro
caso quello liberomuratorio, in senso autoritario e quindi antidemocratico,
partendo da una concezione individualistica della società.
Ma nelle società che si basano sul pensiero tradizionale
l'individuo viene messo in secondo piano e si propugna una idea
collettiva di uomo.
In "Homo Hierarchicus" Louis Dumont sottolinea quanto
fuorviante sia la teoria che vede nella gerarchia un assetto rigidamente
fondato su un esercizio del potere che scende dall'alto verso
il basso. Attraverso l'analisi della società indiana e
del sistema delle caste, l'autore mette in luce come nella gerarchia
ci sia una differenza di grado, di rango, non di potere, dove
l'autorevolezza prende il posto dell'autoritarismo.
Nella visione di Dumont all'individualismo viene preferito l'olismo,
dove la società è un individuo collettivo sottoposto
a regole sociali e in questo contesto la gerarchia ancor più
che un sistema di organizzazione sociale è una vera e propria
"weltashaung". Infatti, ricorda Dumont:"In altro
termini, l'uomo non si limita a pensare, agisce. Non ha solamente
idee, ma valori. Adottare un valore significa gerarchizzare, ed
un certo consenso sui valori, una determinata gerarchia delle
idee, delle cose e delle persone è indispensabile alla
vita sociale". (23)
Quindi poiché l'uomo pensa ed agisce sulla scorta di valori,
diviene fondamentale comporre una scala dei valori che le animano
la nostra esistenza e creare consenso intorno a questa struttura
gerarchica. Cosicché la Gerarchia dei valori si tradurrà
non solo in una data struttura sociale, ma diverrà una
vera e propria visione del mondo.
Oggi ho voluto stimolare la vostra curiosità, promuovere
un dibattito, sollecitare l'orgoglio dei fratelli che hanno bisogno
di vivere comprendendo.
Ho voluto avanzare una proposta che riconosco impegnativa.
Impegnativa per me e per quegli studiosi che vorranno contribuire
con i propri suggerimenti e le proprie ricerche a formulare quello
che abbiamo definito un "canone massonico aperto" al
proficuo contributo di ciascuno di essi e che saremo ansiosi di
ricevere.
Impegnativa, questa proposta, per tutti i fratelli che, distratti
e spesso fagocitati dalla vita profana, vorranno fermarsi nel
silenzio della propria Loggia e della propria coscienza per ricordare
a se stessi l'autentico valore della vita umana che risiede nella
conoscenza.
Questa richiede sforzo e sacrificio, ma promette meravigliose
scoperte che renderanno più vera e profonda l'esistenza.
Occorre innanzitutto capire che essere massoni vuol dire rendere
lo sforzo della ricerca, la volontà del sapere, il perseguimento
della conoscenza, che conduce alla Virtù, una pratica di
vita. Ciò rappresenta infatti un dovere etico da cui nessun
essere umano, consapevole della propria dignità, e nessun
liberomuratore può sentirsi esonerato.
Il Canone
Pierre A.Riffard, L'esoterismo, Che cos'è l'esoterismo,
Bur, 1996.
Titolo originale: L'Esotérisme, Qu'est-ce que l'ésotérisme?
Anthologie de l'ésotérisme occidental, EditionRobert
Laffont, S.A.Parigi, 1990.
Corpus Hermeticum.
Francis A.Yates, Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica,
Laterza, Bari, 1969.
Titolo originale: Giordano Bruno and the Hermetic Tradition,
Routledge and Jegan Paul Ltd Broadway House, 68-74 Carter Lane
London, E.C. 4 1964.
Michael Baigent e Richard Leigh, L'Elisir e la Pietra,
Marco Tropea Editore, Milano, 1998.
Titolo originale: The Elixir and the Stone.
Hans Jonas, Lo Gnosticismo, SEI, Torino, 1991.
Titolo originale, The Gnostic Religion, Beacon Press, 1958.
Mircea Eliade, Trattato di Storia delle Religioni,
Bollati Boringhieri, Torino, 1976.
Titolo originale: Traité dìhistoire des religione,
Payot-Paris, 1948.
Mircea Eliade, Il Sacro e il Profano, Bollati Boringhieri,
Torino, 1967. Titolo originale: Le Sacré et le Profane,
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Roger Caillois, L'uomo e il sacro, Bollati Boringhieri,
Torino, 2001. Titolo originale: L'Homme et le sacré,
Gallimard, Paris, 1950.
John Hamill, The Craft, Crucible, England, 1986.
Arnold Van Gennep, I riti di passaggio, Bollati
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E'mile Nourry, Paris 1909.
Louis Dumont, Homo Hierarchicus, Adelphi, Milano,
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Titolo originale: Homo hierarchicus, Le systéme des
caste set ses implications, Editino Gallimard, Paris, 1966.
Il Gran Maestro
Ill.mo e Ven.mo Fr. Fabio Venzi
(1) Anna Maria Isastia, Mito e realtà della
Massoneria, in Massoneria e Chiesa Cattolica, Religioni
e Sette nel Mondo Trimestrale di cultura religiosa, Anno 7,
numero 3, Bologna, 2003-2004, p.102.
(2) Pierre A.Riffard, L'esoterismo. Che cos'è l'esoterismo,
Bur, 1996, p.57.
(3) Ibidem, p.32.
(4) Michael Baigent e Richard Leigh, L'Elisir
e la Pietra, Marco Troppa Editore, Milano, 1998, p.60.
(5) Ibidem, p.94.
(6) Roger Caillois, L'uomo e il sacro, Bollati
Boringhieri, Torino, 1981, p.9.
(7) Mircea Elide, Trattato di Storia delle Religioni,
Bollati Boringhieri, Torino, 1976, p.3.
(8) Ibidem, p.13.
(9) Ibidem, pp.15-16.
(10) Ibidem, p.333
(11) Mircea Elide, Il Sacro e il Profano,
Bollati Boringhieri, Torino, 1967, p.14.
(12) Ibidem, p.15.
(13) Ibidem, p.16.
(14) Ibidem, p.19.
(15) Roger Caillois, L'uomo e il sacro, Bollati
Boringhieri, Torino, 2001, p.14.
(16) Ibidem, p.128.
(17) Ibidem, p.15.
(18) Mircea Elide, Ibidem, p.34.
(19) MIrcea Elide, Ibidem, pp.105-106.
(20) Arnold Van Gennep, I riti di passaggio, Bollati
Boringhieri, Torino, 1981, p.5.
(21) Ibidem, p.4.
(22) Ibidem, p.77
(23) Louis Dumont, Homo Hierarchicus, Adelphi, Milano,
2000, p.95.
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